Home » ARTICOLI » COSA VUOL DIRE "PESO NATURALE"?

COSA VUOL DIRE "PESO NATURALE"?

COSA VUOL DIRE "PESO NATURALE"? - Dietista Dr. Erica Baroncelli

Basta accendere la TV, aprire internet, leggere i giornali... per essere inondati da messaggi distorti a proposito del peso e delle forme corporee che cercano di farci credere che il nostro corpo è modellabile a nostro piacimento seguendo uno specifico programma o utilizzando specifici prodotti “dimagranti”.

Le cose invece non stanno cosi! Il nostro corpo infatti possiede sottilissimi, efficacissimi e numerosissimi meccanismi fisiologici per regolare il peso corporeo e le forme corporee.

Più nel dettaglio, esistono fattori: i fattori non modificabili, cioè quelli che non dipendono da noi come l'età, il DNA, il sesso, e il fattori modificabili come il peso, l'attività fisica, lo stile di vita. Mentre rispetto al primo caso noi siamo inermi, non possiamo di certo fermare il tempo per non invecchiare, nel secondo caso possiamo fare molto ma mai oltre i limiti dettati da questi sottilissimi, efficacissimi e numerosissimi meccanismi fisiologici.

Poi è importante considerare il fatto che il peso naturale non va calcolato affidandosi alle tabelle del peso ideale, queste, infatti, riportano il peso medio della popolazione che garantisce la massima aspettativa di vita e non il valore per il singolo individuo. Il BMI, cioè il calcolo dell'Indice di Massa Corporea, che viene spesso utilizzato per capire se una persona è normopeso, sovrappeso o obesa, è in realtà un valore zoppo perché non ci informa di quella che è la composizione corporea (massa grassa, massa magra, acqua , massa ossea). Ad esempio una persona può risultare sovrappeso dal calcolo del BMI ma avere una massa grassa nella norma e una massa magra sviluppata, perché è un grande sportivo. Non è quindi indubbiamente in sovrappeso!

Pensate che negli ultimi anni, poi, sono stati scoperti più di 250 geni deputati alla regolazione del peso e della distribuzione del grasso corporeo. Ad ogni variazione dello stile di vita il corpo si adatta. Se la variazione è drastica e controproducente, il corpo cercherà di adattarsi ma a suo vantaggio. Ognuno poi ha le proprie caratteristiche fisiche scritte nel proprio DNA. Piuttosto che stabilire l’esatta aspettativa riguardo al peso, quindi, è più ragionevole definire il peso e una composizione corporea naturali di un individuo, in quel range che è possibile raggiungere alimentandosi senza ricorrere a inutili e controproducenti restrizioni, senza andare incontro alle abbuffate, senza far ricorso a mezzi di compenso e praticando una moderata e salutare attività fisica.

Un’altra raccomandazione da tenere presente infatti, quando si cerca di stabilire il peso naturale, è quella di accettare un “range di peso” di circa due chili. Il corpo umano, infatti, è costituito per il 55-60% di acqua. È comprensibile che variazioni minime della percentuale di acqua corporea si possano tradurre in aumenti o diminuzioni di uno o due chili di peso. Questo fenomeno è periodicamente osservabile nel periodo mestruale, dove per motivi ormonali ci possono essere variazioni ponderali di uno o due chili.

 

LA TEORIA DEL SET-POINT

La teoria del set-point è stata proposta dopo che numerosi studi eseguiti sugli animali e sugli esseri umani hanno dimostrato che il peso corporeo è relativamente stabile nel tempo; secondo questa teoria esso sarebbe regolato attorno ad un punto fissi (set-point) da complicati meccanismi fisiologici che si oppongono a qualsiasi tentativo deliberato di modificarlo.

Quindi la regolazione del peso funziona come un termostato che controlla una caldaia per regolare la temperatura di una stanza a un certo livello fisso. Nel regolare il peso corporeo, il corpo umano, apparentemente lavora allo stesso modo e risponde a qualsiasi variazione ponderale aumentando o diminuendo il dispendio energetico o influenzando la quantità e la qualità del cibo assunto.

 

SET-POINT E RIDUZIONE DI PESO

Più severa è la restrizione, maggiore è il risparmio energetico. Tutti i soggetti che si sottopongono a diete possono constatare che, mano a mano che il peso corporeo diminuisce, diventa sempre più difficile perderlo; ciò è dovuto al fatto che l’organismo si adatta alla restrizione calorica riducendo il consumo di energia. Anche la perdita di muscolo contribuisce alla riduzione del consumo: con la dieta non perdiamo soltanto grasso, ma anche una quota considerevole di massa muscolare, circa il 25% ella perdita totale di peso. Minore è la massa muscolare, meno si consuma.

Quando in seguito ad una dieta il peso corporeo di un individuo inizia a diminuire, è probabile che si liberino alcune sostanze che informano determinate aree del cervello del fatto che il peso è sceso al di sotto di quello biologicamente corretto; il cervello riceve messaggi e inizia a modificare i meccanismi che regolano la fame e la sazietà. Un soggetto che perde una significativa quantità di peso si trova in una condizione biologica e psicologica altamente sfavorevole: il dispendio energetico si riduce progressivamente; i meccanismi di controllo della fame e della sazietà si modificano al fine di renderlo più suscettibile a perdere il controllo; le emozioni negative conseguenti alla perdita di peso agiscono, infine, come fattore disinibente e lo portano alla perdita di controllo e all’abbuffata. Alcuni, come le persone anoressiche con restrizioni riescono a non perdere mai il controllo, ma pagano un prezzo elevato per mantenere un peso al di sotto di quello naturale: diventano depressi, perdono qualsiasi interesse, non dormono più e pensano continuamente al cibo.

Uno degli ormoni implicati in questo meccanismo è la leptina, un ormone prodotto dalla massa adiposa, deputato a segnalare al Sistema Nervoso Centrare della quantità di massa grassa corporea. Se il dimagrimento è troppo e in tempi ristretti, anche i livelli di leptina caleranno bruscamente e il messaggio che il corpo riceve è di allarme! Il corpo lo interpreta come uno stato di carestia e cercherà di opporsi alla restrizione. Avete infatti mai notato che dopo una perdita rapida di molti chili, se ne riprendono altrettanti e con gli interessi? Il corpo sa come tutelarsi!

 

SET-POINT E AUMENTO DI PESO

L’organismo umano resiste alla perdita di peso nello stesso modo in cui si oppone in modo efficace anche al proprio aumento. Il dispendio energetico dell’organismo si modifica per far fronte ad un introito calorico maggiore producendo calore in eccesso; un processo che è stato chiamato “termogenesi indotta dalla dieta”.

 

SET-POINT E OBESITA’

Il livello assoluto di grasso corporeo differisce da individuo a individuo e dipende dalla genetica e dall’alimentazione nei primi anni di vita, quando il punto fisso del set-point è più variabile. L’obesità è determinata principalmente dal fatto che il
set-point è regolato a un livello più elevato rispetto alla media della popolazione. Il ruolo della genetica è molto importante non solo per valutare la quantità di grasso in un individuo, ma anche come è distribuito, cioè la sua prevalenza nella parte superiore o inferiore del corpo. Il contributo genetico nel determinare i livelli di peso corporeo nella popolazione può essere attorno al 25-40%. Oggi, quindi possiamo affermare con certezza che l’obesità non dipende soltanto dalla golosità e dalla scarsa forza di volontà degli individui che ne soffrono; al contrario esistono numerose forze biologiche che spingono alcuni individui ad accumulare un’eccessiva quantità di grasso.

 

Ispirazione e fonte: “Alle mie pazienti dico…”,
Riccardo Dalle Grave – Positive Press

P.IVA: 02146440462Tel: 347-5065511ericabaroncelli@hotmail.it